Mirco Maistro Musicista e la ricerca del sacro Graal

Mirco Maistro Musicista e la ricerca del Sacro Graal

Dicembre 2004 – 60 x 90 – cornice di larice - olio su tela e foglia d’oro.

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Mirco Maistro è un noto fisarmonicista: Festival di San Remo, premi internazionali ecc. ecc. Per un paio di anni abbiamo condiviso gli stessi palcoscenici. Frequentemente fisso le persone con la curiosità del ritrattista che cerca le particolari linee di un viso… Di Mirco mi attirava il pallore, e i lunghi capelli con riflessi dorati raccolti a treccia dietro la nuca. Durante una tournèe in Sardegna gli ho fatto indossare un vestito da pecoraro di un paio di secoli fa e poi l’ho fotografato così in cento pose; durante gli spostamenti da una piazza e l’altra, lui viaggiava in macchina vestito da pecoraro. (Non vi dico quando entrando nel nuovo albergo, Mirco si presentava alla reception così vestito con tanto di cioce e bisacce!) Durante i trasferimenti in macchina, quando trovavo un paesaggio idoneo fermavo la macchina e scattavo qualche decina di fotografie con la mia vecchia Contax: “ Mirco in ginocchio, abbagliato dalla sua fisarmonica che fluttua nell’aria”; “ Mirco seduto sulle radici di una quercia da sughero ”; “ Mirco che guarda un gregge di pecore “; insomma un bel po’ di pose che mi avrebbero permesso di ricavarne un ritratto interessante. Alla fine della tournèe eravamo in un meraviglioso agriturismo e il sole era un graditissimo regalo di un febbraio sardo. Dopo pranzo tutti fuori sulle panchine al sole a cantare sulle note della fisarmonica di Mirco. Quasi casualmente scattai la foto che poi divenne il ritratto: Era vestito con jeans e maglione; assorto concentrato e pensoso. Nelle cento e passa foto precedenti (faticose per lui e per me) non l’avevo mai visto così “pallido” e assorto… Scattai e lui non si accorse dello scatto. Questo piccolo evento mi fece comprendere che l’immagine fotografica da cui poi traggo il dipinto deve essere preferibilmente rubata, oppure bisogna scattare fino a quando il soggetto si dimentica della macchina fotografica. Il XIII Tarocco che domina la parte alta del dipinto, non nasce da Mirco ma soprattutto da ciò che stavo leggendo in quei giorni e ancor di più da una precognizione che ebbi: Mentre dipingevo il XIII Tarocco mi chiedevo perché lo avessi fatto così grande. Il giorno in cui diedi la vernice finale (la vernice trasparente protettiva che sancisce la fine del dipinto) ebbi notizia dello Tsunami al largo di Sumatra… Restai allibito… avevo “percepito” inconsciamente l’evento…

D’altra parte C. G. Jung, il padre degli archetipi, (e i Tarocchi sono archetipi) parla spesso di “sincronicità” ossia di percezioni che non trovano spiegazione logica ma che anticipano eventi con forti contenuti emozionali



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