
Autoritratto
– Gentile
pubblico… Inclita guarnigione…
24
aprile 2002 – 50 x 60 –
cornice di larice - olio su tela.
Tuttavia ho rinunciato al titolo:
“Luci della Ribalta” a causa dell’arcinoto titolo del
film muto di Chaplin. L’ho chiamato: “ Gentile
pubblico… Inclita guarnigione…”, la frase di rito
che aulicamente si rivolgeva al pubblico pagante per porgere il
benvenuto. La frase apriva lo spettacolo, dedicato alle farse di fine
ottocento, dal titolo: “Florestina… Oh!
Florestina!”. Dopo aver iniziato lo spettacolo con una
presentazione-scioglilingua vagamente alla Petrolini, affrontavo la
canzone con un recitar-cantando. Aprivo lo spettacolo vestito con il
frac, il cilindro, il bastone con il pomo d’avorio, la gardenia
nell’occhiello, il colletto duro e lo sparato inamidato…
insomma esattamente come nell’autoritratto.
Se ci si avvicina troppo alla
ribalta, essa proietta ombre inquietanti sul viso dell’attore.
Infatti il giuoco di luci è ben percepibile sulla mia guancia
sinistra: si vede un’ombra che assomiglia a quella di un antico
romano con tanto di corona di alloro in capo… un togato poeta
antico? Un imperatore romano? L’ombra era lì, presente
nella mia immagine, ed io l’ho semplicemente riportata…
Sopra il bastone da frac,
appoggiato al pomolo di avorio, fa bella mostra di se il tarocco de: Il
Sole, XVIIII Arcano Maggiore; Indica che sul palcoscenico impera la
logica, il raziocinio… tale è uno dei significati che
contrappone Il Sole alla Luna, che con la sua luce riflessa impedisce
la visione nitida delle “cose” anzi, che confonde lo
sprovveduto di fronte alla sua immagine riflessa. Il Sole inonda invece
di luce la realtà, mostrandola nella pienezza della
verità. Mi sembra naturale effigiare il mio teatrare con un
Tarocco così “solare” che ho qui inteso come una
speranza, più che come un attestato…